Il simbolismo orientale di Alberto Stylòo: arriva “Rank”

A cinque anni dal precedente “Peach”, Alberto Stylòo pubblica “Rank”, un lavoro intriso di simbolismi, filosofie e geometrie, e che narra idealmente le gesta di un samurai alla ricerca della perfezione secondo le “sette virtù del Bushido” – il codice dei Samurai. E proprio dei Samurai la copertina ne riporta il motto negli ideogrammi “(Il migliore) fra i fiori è il ciliegio (così come il migliore) fra gli uomini è il guerriero”.

Fedele al concetto di Wayne Shorter e della Duty Free Music (musica libera dai doveri) espresso col precedente “Peach”, il lavoro fonde le due anime dell’autore: elettronica e elettro/acustica, “…proprio come mi appare il Giappone: iper-tecnologico e tradizionale” commenta Stylòo. All’elettronica si affiancano così richiami al jazzy, al pop e alla classica.

In questo nuovo viaggio, introdotto dalla suite elettronica di “Rank I” e “Rank II”, il Samurai accorre a confortare nelle notti ventose (“Away from the thin red dust”), affronta con tenacia le intemperie della vita (“Skin” – ben narrate dal relativo bel video diretto da Luigi Marmo), riflette sulla vita (“Sunday, 14th July”), rinuncia all’amore (“Ourselves”) per protegge e vegliare sui deboli (“Leaves”).

A coadiuvare Alberto, ci sono Andrea Jim Ravasio (alla chitarra lead e al basso), Stefano Della Giustina al sax (magistrale in “Nothing Can Change”), Luca Urbani e Pedro Fiamingo (entrambi alle chitarre ritmiche), e il cantautore italo-giapponese Masatomo Ueda, in una parte recitata nella lingua madre.

C’è molto spazio per i sogni e per la musica sulla via della seta.

TRACK-LIST

RANK I l’apertura è affidata a questo brano dalle atmosfere liquide e rarefatte. È un brano prezioso e evocativo.

RANK II è collegato al brano precedente ed è introdotto da tre rintocchi di campana tibetana. È la giusta evoluzione del precedente. Attraverso le folate di vento, solo l’incedere del basso costituisce la ritmica. Un pianoforte in sottofondo dipinge una melodia che sfocia nel ticchettìo degli orologi.

AWAY FROM THE THIN RED DUST lontano dalla polvere rossa, un titolo che fa riferimento ad una credenza buddista. Introdotto anch’esso dai rintocchi della campana tibetana, questo è il primo brano dove la voce di Alberto compare (brevemente) lieve e quasi narrante. Un’orchestra dà un incedere quasi epico.

SKIN è un brano sobrio ed elegante, scelto come singolo apripista. E, insieme al precedente e a quello conclusivo, l’unico che ha riferimenti alla musica orientale.

OURSELVES jazz e lounge fusi in un’unica soluzione. Il brano è scritto oltre che da Alberto, anche dai Cumino Luca Vicenzi (il Toungues del remix di Redshift sul precedente album) e Davide Cappelletti (Hellzapop, già coautore insieme ad Alberto di “Words That” su “Infective”).

NOTHING CAN CHANGE stesso mood del precedente brano con un arrangiamento orchestrale degno di Nat King Cole. Un sax contrappunta la voce di Alberto.

SUNDAY, 14th JULY torna l’Alberto epico e tormentato, in questo brano acquerelloso e sorretto da un testo poetico. Quando il brano sembra essere finito, il piano di Alberto e il basso di Jim iniziano a “dipingere” nuove immagini sonore.

LEAVES conclusione epica con questo brano giocato con due pianoforti che si rincorrono per tutto il pezzo contrappuntati da un’orchestra scarna fino ad introdurre la voce di Alberto e la recitazione in
giapponese di Masatomo.

SAKURA cala il sipario sul disco con questo breve brano – che è una reinterpretazione di un classico folk giapponese – che funge un po’ da “titoli di coda”.

BIO

I tempi d’oro della italo-dance sono stati la fucina di formazione di Alberto Stylòo. Quando new wave, synth-pop ed elettronica si mescolarono con la dance, generando quella valanga di successi ballati in tutto il mondo alla fine degli anni ’80: fu in quel momento che Alberto gettò le radici nella musica. Grazie alla collaborazione di Roberto Turatti (ex-batterista dei Decibel di Enrico Ruggeri) e Micky Chieregato (Radio 105) i brani “Pretti Face” e “Miss You” firmate Stylòo raggiunsero le classifiche, venendo pubblicate in oltre venti nazioni, dagli U.S.A. al Giappone, conservando ancora oggi il fregio di hit dance.

Il nuovo millennio portò una ventata di novità anche nella creatività di Alberto, che decise di tornare sui passi dei suoi esordi nei dintorni della new wave. Il primo esperimento di questa svolta fu il duetto con Valerie Dore “How Do I Get To Mars”, una dolce e sognante ballad, inclusa poi nella raccolta “ConGarbo” del 2006.

Soddisfatto del cambiamento, Stylòo pubblicò il suo primo album da solista lontano dal mondo della dance: “Infective”. Il progetto intrigò altri professionisti del settore, attirando la collaborazione di Luca Urbani (Soerba), Andy (Bluvertigo) Davide Cappelletti/Hellzapop (Cumino).

A questo ritorno sulle scene corrispose anche un periodo di lavoro a stretto contatto con Garbo, con il quale collabora a “Come Il Vetro” e “La Moda”. I buoni presupposti spinsero Stylòo, Garbo e Luca Urbani a ricostituire l’etichetta Discipline.

Iniziò così un intenso percorso di lavori di varia natura nel mondo della musica: la sonorizzazione della mostra fotografica di Johnny Alexandre Abbate, il remix del singolo “Immobile” per Luca Urbani, la cover di “Cars” realizzata per Fockewulf 190 per il mercato nord-europeo, il singolo “20th Century Boy” che lo vede di nuovo collaborare con Andy e i Fluon.

Nel 2013 avviene un’altra svolta per Alberto Stylòo: interessato al concetto della musica libera da doveri (duty free music) di Wayne Shorter dei Weather Report, l’artista vira verso la musica ambient e new age pubblicando l’album “Peach”, frutto di questo mutamento negli intenti. Per la presentazione live del disco, Alberto propone un’esibizione con due pianoforti: uno occupato da lui, l’altro da Mauro Sabbione (Matia Bazar, Litfiba).

Parallelamente alla carriera da musicista, Alberto prende parte a svariate produzioni cinematografiche indipendenti come attore, partecipando anche al film “Sexy Shop” con Sir Oliver Skardi (Pitura Freska), i Krisma, Nevruzt e a “Sangue Misto”, horror di Davide Scovazzo, che aveva curato la regia per il video di “Watch The World I Drown In”, il secondo singolo tratto da “Peach”

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